Aceto Balsamico

La Consorteria dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Spilamberto, a conclusione delle giornate di studio sul “balsamico” tenute presso la Camera di commercio di Modena nel 1976, ha redatto la definizione del “balsamico della tradizione”:

“Il vero Aceto balsamico tradizionale è prodotto nell’area degli antichi domini estensi. È ottenuto da mosto d’uva cotto; maturato per lenta acetificazione, derivata da naturale fermentazione e da progressiva concentrazione mediante lunghissimo invecchiamento in serie di vaselli di legni diversi, senza alcuna addizione di sostanze aromatiche. Di colore bruno scuro, carico e lucente, manifesta la propria densità in una corretta, scorrevole sciropposità. Ha profumo caratteristico e complesso, penetrante, di evidente, ma gradevole ed armonica acidità. Di tradizionale ed inimitabile sapore dolce e agro ben equilibrato, si offre generosamente pieno, sapido con sfumature vellutate in accordo con i caratteri olfattivi che gli sono propri.”

Il Nocino

Il nocino, o nüsèin in dialetto modenese è un liquore  ottenuto dal mallo della noce, a mezzo di infusione in alcool.

Il nocino mantenne sempre un alone di leggenda, legato alla presenza di streghe e incantesimi tradizionalmente, infatti, le noci venivano raccolte nella notte di San Giovanni dalla donna più esperta nella preparazione che, salita sull’albero a piedi scalzi, staccava solo le noci migliori a mano e senza intaccarne la buccia.

Lasciate alla rugiada notturna per l’intera nottata, si mettevano in infusione il giorno dopo. La loro preparazione terminava la vigilia di Ognissanti, cioè la notte del 31 ottobre. Nella raccolta la tradizione chiede di non usare attrezzi di ferro. Il metallo, infatti, intaccherebbe le proprietà delle piante officinali, un usanza molto antica che già i druidi la seguivano cogliendo il vischio con un falcetto d’oro.

Ricetta del Nocino secondo l’antica tradizione  dell’Ordine del Nocino Modenese

Ingredienti

  • 1 litro di alcool 95° buon gusto
  • 700-900 gr. di zucchero
  • 1 Kg di noci  (33-35 noci circa a seconda della dimensione ma sempre in numero dispari). Le noci devono essere rigorosamente di provenienza locale e prive di qualsiasi trattamento. Esse inoltre devono essere, così come indica la tradizione, raccolte nel periodo a cavallo della festività di San Giovanni Battista. La giusta consistenza della noce va valutata forandola con uno spillo e/o verificata visivamente spaccandola a metà con un coltello.

Facoltativi:

Chiodi di garofano e cannella (poco è già molto) in minime quantità e dosati in modo tale che l’aroma prevalente nel liquore sia sempre quello della noce e che il bouquet complessivo che si crea risulti armonioso.

Procedimento

  • Le noci, una volta raccolte, devono essere tagliate in  4 parti  e riposte in un contenitore di vetro (privo di guarnizioni di gomma) insieme allo zucchero.
  • Dopo averle conservate al sole per 1-2 giorni e mescolate periodicamente, le noci sono pronte per essere addizionate  dell’alcool e degli eventuali aromi.
  • Il prodotto così ottenuto dovrà essere posizionato in una zona parzialmente esposta al sole, saltuariamente aperto e rimescolato, e filtrato non prima di 60 giorni.
  • Si consiglia di effettuare l’imbottigliamento in contenitori di vetro scuri e/o affinare il prodotto in botticelle di legno.
  • E’ possibile scegliere sia legno di rovere che di castagno a condizione che la botticella sia stata adeguatamente trattata prima dell’utilizzo.
  • La conservazione del nocino deve essere effettuata in un luogo fresco e per un tempo minimo di 12 mesi se si desidera apprezzare a pieno tutte le caratteristiche organolettiche di questo liquore.

Gli Amaretti di Spilamberto

Tipici della tradizione spilambertese fin dal XVII secolo e probabilmente nati dalla elaborazione di una ricetta ebraica sono noti per lo squisito sapore e la caratteristica morbidezza.

Verso la metà del XIX secolo gli amaretti uscirono dall’ambito familiare e cominciarono ad essere commercializzati ad opera della famiglia Goldoni, titolare del famoso caffè Goldoni che si trovava all’angolo fra le attuali Corso Umberto I e Via Sant’Adriano. Oggigiorno queste prelibatezze vengono preparate da quattro maestri fornai-pasticceri che si ritrovano tutti in Centro Storico: forno Bonucchi Otello, forno Valisi Giuliana & C. Snc, Pasticceria Prima o Poi Snc, Bar Pasticceria Lo Zucchero Filato e Panificio Giuliana.

Di dolci che portano questo nome è piena la tradizione di numerosissime località italiane, ma quelli di Spilamberto si differenziano da tutti gli altri per le loro eccellenti qualità. La ricetta base è costituita da mandorle dolci e amare impastate con zucchero e albume montato a neve.

Le varianti di questa formula sono infinite, tanto che ogni famiglia di Spilamberto tiene segreti alcuni accorgimenti che possono andare dal tempo di cottura al modo con cui si conservano.

Ricetta:

  • Sbollentate le mandorle, sgocciolatele, sbucciatele e pestatele in un mortaio;
  • Mescolate manualmente le mandorle insieme allo zucchero e aggiungete gli albumi montati a neve fino a raggiungere un morbido impasto;
  • Prendete l’impasto a cucchiaiate e riponetelo in una teglia nel forno per 20 minuti circa.

Conservateli in un vaso di vetro chiuso.

Altri Prodotti tipici

Non bisogna poi dimenticare che il territorio comunale è compreso nei prestigiosi Consorzi per la Tutela del Parmigiano – Reggiano, del Lambrusco, del Prosciutto di Modena, della Ciliegia e della Susina tipica di Vignola.

Altra eccellenza del territorio è sicuramente la Bianca Modenese, razza bovina caratteristica della provincia di Modena (in particolare nel territorio spilambertese), è stata selezionata e si è diffusa quasi esclusivamente nella nostra Provincia e in poche aree adiacenti (zona di Correggio nel reggiano, Oltrepò mantovano, alcuni comuni della pianura bolognese).
Le prime tracce di questa razza si registrano a metà dell’800. Cento anni fa se ne contavano circa 50.000 capi, cinquanta anni fa si raggiunsero i 230.000 esemplari tra provincia di Modena e zone limitrofe.
Poi la Modenese fu rapidamente sostituita da razze d’importazione, più produttive. Oggi gli esemplari di Modenese sono ridotti a poche centinaia.
Lo sviluppo della produzione del Parmigiano-Reggiano nel modenese, a cavallo tra ottocento e novecento, si è avuta proprio con il latte di questa razza.
Le caratteristiche qualitative del latte di Bianca Modenese lo rendono infatti particolarmente idoneo per la trasformazione in Parmigiano-Reggiano.

Ma dalla Bianca non si ricavano solo formaggi: altrettanto importante è la produzione di carne, la cui bontà è indiscutibile.

 

La Provincia di Modena, con la collaborazione del Movimento Slow Food, dell’Associazione Provinciale Allevatori ed insieme ad alcuni Comuni, tra cui quello di Spilamberto che ha l’allevamento più importante, hanno attivato un progetto di valorizzazione di questa razza, per evitarne l’estinzione e farne conoscere le sue grandi qualità.